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Inquinamento delle acque costiere: iniziative e soluzioni per proteggere il nostro mare

Inquinamento delle acque costiere: iniziative e soluzioni per proteggere il nostro mare

Il Friuli Venezia Giulia è caratterizzato da una complessa rete idrografica, che comprende le acque interne e le acque costiere che lambiscono la parte orientale della regione. Un patrimonio idrico prezioso, minacciato dall’inquinamento. Ecco alcune iniziative messe in atto per proteggerlo e le principali cause dell’inquinamento marino.

L’inquinamento delle acque, e soprattutto delle acque marine costiere, è una problematica più che mai attuale: dai campionamenti effettuati da ARPA FVG due volte l’anno sui litorali della regione, si stima che i rifiuti marini presenti lungo tutto il litorale FVG siano pari a 6,5 tonnellate, circa 3 camion all’anno. 

Un fenomeno che, complice il turismo della bella stagione, si acuisce in particolar modo nei mesi estivi; per questo la regione Friuli Venezia Giulia si impegna per cercare di gestire e ridurre il problema attraverso iniziative che vedono il coinvolgimento di istituzioni, enti e cittadini. 

Ne sono un esempio il progetto MARLESS e l’iniziativa aMare FVG.

 

aMare FVG: comuni e cittadini insieme per ripulire i fondali

“aMare FVG” è il nome del progetto di monitoraggio del marine litter lanciato dalla regione nel 2019 per sensibilizzare e promuovere la partecipazione attiva nella pulizia dei fondali marini.

 

aMare EcoFVG a Trieste Ponterosso

 

Microplastiche e rifiuti in genere sono una minaccia per la biodiversità marina, per questo aMare è partito inizialmente dal golfo di Trieste, con le pulizie effettuate nel 2020 nel canale di Ponterosso, il Canal Grande simbolo della città giuliana, e ai Topolini di Barcola, storico stabilimento balneare pubblico della città.

 

Subacquei, apneisti e volontari a terra insieme per delle giornate dedicate alla raccolta dei rifiuti che giacciono sui fondali delle nostre coste.

L’obiettivo è promuovere la creazione di un nuovo modello di gestione dei rifiuti marini, che veda la partecipazione attiva di quelle realtà che più vivono il mare da vicino: associazioni ambientaliste, di volontariato, sportive e di immersione, imprese di pesca e società nautiche. 

 

volontari aMare

 

aMare 2020 volontari

 

Nel 2021, da progetto pilota aMare è diventato un vero e proprio progetto strutturale, di carattere regionale, per il quale sono stati stanziati 250mila euro per il triennio 2021-23.

I 100mila euro stanziati per l’anno 2021 sono stati ripartiti, in base alla lunghezza di costa, tra i nove comuni costieri coinvolti

  • Trieste
  • Monfalcone
  • Staranzano
  • Marano Lagunare
  • Grado
  • Lignano Sabbiadoro
  • San Dorligo della Valle-Dolina
  • Duino Aurisina
  • Muggia

 

Le principali attività intorno a cui ruota l’iniziativa sono tre: 

1) pulizia dei fondali grazie ai sommozzatori

2) pulizia dei litorali (non ad uso turistico)

3) raccolta rifiuti in mare da parte di pescatori

Ciascun Comune utilizza i fondi messi a disposizione dalla Regione per sostenere i costi di gestione dei rifiuti prodotti nell’ambito delle attività; eventuali fondi rimanenti possono essere impiegati per dare supporto ai soggetti che si occupano dell’organizzazione e svolgimento delle attività di raccolta, per pubblicizzare le iniziative o per attività di sensibilizzazione della cittadinanza sulla tutela dell’ecosistema marino e costiero.

Una iniziativa che ha già riscosso una buona partecipazione e su cui la regione punta per migliorare la situazione delle acque costiere nel corso dei prossimi anni, aumentando il numero di comuni ed enti coinvolti.

Ma da dove derivano i rifiuti presenti sui fondali delle nostre coste e quali sono le cause dell’inquinamento marino? 

 

Le principali cause dell’inquinamento marino

Secondo il WWF, l’80% dell’inquinamento marino deriva da attività terrestri. A ciò si aggiunge l’inquinamento offshore, cioè quello scatenato dalle attività di trivellazioni per l’esplorazione e l’estrazione di petrolio dai fondali marini, senza contare gli incidenti che coinvolgono le navi adibite al trasporto di petrolio.

Come già spiegato all’interno dei Quaderni della Formazione Ambientale di ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, le fonti di inquinamento delle acque sono essenzialmente di tre tipi:

  1. civile: inquinamento derivante dagli scarichi domestici e acque reflue non depurate, siano essi lavandini, lavatrici, wc, lavastoviglie, ecc;
  2. industriale: inquinamento che deriva dallo scarico di sostanze di scarto chimiche tossiche o non biodegradabili delle attività di produzione;
  3. agricolo e zootecnico: l’inquinamento prodotto dalle attività di coltivazione che utilizzano pesticidi e fitofarmaci, così come le acque di scarico provenienti da allevamenti e utilizzate per la pulizia degli spazi che ospitano il bestiame. 

A queste tre cause si aggiunge poi l’annoso problema della plastica, che rappresenta la maggior parte dei rifiuti presenti nelle acque marine. Molto si sta facendo per ridurre la produzione e il consumo, ma la battaglia non è ancora finita. A ricordarcelo ci pensa il Pacific Trash Vortex, l’isola di plastica nell’Oceano Pacifico composta da tonnellate di detriti e rifiuti, le cui dimensioni hanno raggiunto quota 1,6 milioni di chilometri quadrati.

Per tutti questi motivi la riduzione dell’inquinamento idrico richiede un impegno congiunto da parte di cittadini, imprese ed enti in regione. Ognuno deve fare la sua parte per contrastare il problema e migliorare la qualità delle acque costiere e del tratto di Mare Adriatico che lambisce il Friuli Venezia Giulia. 

Ma come? 

 

Come evitare l’inquinamento idrico e marino

Se il ruolo degli impianti di depurazione è cruciale per evitare che gli scarichi urbani portino al mare sostanze tossiche e inquinanti, è altrettanto vero che anche singole persone e imprese possono e devono fare la loro parte per evitare di inquinare il mare e i corsi d’acqua.

 

A casa

Quello che i privati cittadini possono fare è adottare delle semplici buone pratiche, a partire da una corretta gestione dei rifiuti in casa e l’adozione di scelte di consumo ecosostenibili

Ciò significa innanzitutto:

  • non versare MAI oli e grassi da cucina negli scarichi dei lavandini, ma raccoglierli in appositi contenitori da svuotare ai centri di raccolta;
  • non gettare nel wc oggetti come fazzoletti di carta, cotton fioc, assorbenti, mozziconi di sigaretta, medicinali scaduti, vernici e solventi;
  • scegliere detersivi per la casa e prodotti per l’igiene personale di origine naturale, senza eccedere nell’utilizzo;
  • sostituire gli sgrassanti chimici con sostanze di origine naturale altrettanto efficaci come aceto e succo di limone. 

In vacanza

Le buone pratiche continuano anche in vacanza, fuori dalle mura di casa: in spiaggia o in barca, non abbandonare o gettare in acqua rifiuti come sacchetti, imballaggi, bottiglie, stoviglie di plastica o flaconi, ma riportarli a casa con sé e differenziarli secondo le regole stabilite dal proprio comune.

 

Per le imprese

Per quanto riguarda aziende ed impianti produttivi, questi devono dotarsi di appositi impianti di depurazione ed evitare di sversare illegalmente nei corsi d’acqua rifiuti industriali inquinanti; queste sostanze disperse nei corsi d’acqua vanno poi a inserirsi nella catena alimentare, a discapito quindi non solo dell’ambiente, ma anche della salute stessa delle persone.

 

Da non dimenticare anche l’inquinamento derivante dalle attività di pesca e acquacoltura: secondo il monitoraggio scientifico delle acque costiere FVG effettuato nel 2020 dal team di Goletta Verde di Legambiente in Friuli Venezia Giulia, tra i rifiuti raccolti sulle nostre spiagge sono stati rinvenuti anche frammenti di reti per l’allevamento dei mitili, attività localizzata nei comuni costieri di Trieste, Duino-Aurisina e Muggia*, ma anche frammenti di polistirolo e plastica. 

 

Ridurre l’inquinamento marino in Friuli Venezia Giulia: insieme è possibile

L’inquinamento marino è una questione multifattoriale, la cui soluzione dipende dall’impegno della singola persona così come delle organizzazioni e delle associazioni. 

Se l’impegno dei singoli è infatti importante, è essenziale che vi siano anche apposite politiche rivolte alle attività industriali, in particolare quelle situate nelle zone costiere, che incentivino l’adozione di comportamenti virtuosi e di soluzioni volte a ridurre l’impatto della produzione sull’ambiente e, se necessario, che introducano delle forme di compensazione volte a bilanciare gli effetti nocivi prodotti, una pratica simile a quella del carbon offset già impiegata da diverse attività industriali per compensare le emissioni di CO2.

Perché un mare più pulito è negli interessi di tutti, e il momento per agire è proprio questo.

 

Sei un Comune o lavori in Comune nell’ambito delle politiche ambientali?

Scrivici all’indirizzo [email protected] per scoprire come aderire all’iniziativa aMare FVG

 

 

*Fonte: Molluschicoltura: l’ambiente per la tutela della salute. Prevenzione sanitaria molluschi e acque marine e di transizione del FVG

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